alluvione nel Veneto 2010, una persona in bici in mezzo metro d'acqua e fango

Foto tratta da www.repubblica.it

«Opere di ricostruzione bloccate, Comuni con i cantieri fermi che aspettano verifiche delle Province che non arrivano, nebbia fitta sui tempi di pagamento dalla Regione, tanta paura che piova a dirotto e tornino acqua e fango. Zaia si ri-assuma le sue responsabilità e chiuda questa pratica, senza farci rischiare il bis». Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, sui ritardi e le incertezze nei lavori di ricostruzione e messa in sicurezza dopo l’alluvione dell’anno scorso.

«A quasi un anno di distanza, l’alluvione del 2010 nasconde ancora troppi punti interrogativi. È comprensibile che sbrogliare una matassa del genere non sia agevole- prosegue Pipitone – ma le grida di allarme e le lamentele si alzano da ogni angolo delle zone martoriate, basta sfogliare i giornali di Verona, Vicenza e Padova».

«Si va – osserva Pipitone – dai troppi comuni dove opere indispensabili sono in sospeso, attendendo contributi bloccati per motivi diversi, al caso limite di Bovolenta, nel padovano, dove venti persone da dieci mesi vivono nei container e il sindaco non ha soldi per ricostruire le case popolari, escluse dai fondi per l’alluvione».

«Chi ha fatto lavori di ricostruzione e manutenzione, sia famiglie che aziende – si chiede il politico dipietrista – avrà i soldi che ha speso? E le opere di difesa idraulica a che punto sono? Sta per arrivare l’autunno e non possiamo vivere con l’angoscia delle previsioni meteo. Ci piacerebbe vedere su internet – siamo certi che il presidente della Regione può agire in tal senso – l’elenco delle opere progettate, in cantiere e costruite, con date, tempi e finanziamenti certi, senza che la burocrazia e i contributi con l’elastico tengano tutto impantanato».