ponte stretto messinaAntonio Borghesi (Italia dei Valori), il picconatore del ponte sullo Stretto di Messina: 1,7 miliardi risparmiati (si spera) da destinare per treni e autobus. Oggi sul Corriere:

«Stop ai finanziamenti per il Ponte sullo Stretto»

La vicenda è di quelle che richiedono che si parta dalla fine: «Sono stati cancellati i fondi pubblici, pari a 1,7 miliardi, per il Ponte sullo Stretto di Messina?». La risposta è «ni». Insomma il governo, «eventualmente», può cancellarli.

Un equivoco, nato dalla paura dell’esecutivo di essere di nuovo battuto in Parlamento, come sul Rendiconto, che ieri ha spinto il viceministro alle Infrastrutture, Aurelio Misiti, a dare parere favorevole a un’insidiosa mozione dell’Italia dei valori. Risultato: incertezza, smentite del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, precisazioni di Misiti. Che rischia di passare per l’affondatore del Ponte, dopo esserne stato il paladino, al punto da dichiarare in passato: «Il Ponte si farà perché lo vogliono la storia e l’Europa». Ora che anche l’Europa si è sfilata, è recente la notizia che l’Unione europea non considera il Ponte tra le opere prioritarie, non resterebbe che la storia. Un bel risultato per un governo che da nove anni cerca di realizzare una delle «opere epocali» sognate da Silvio Berlusconi.

La vicenda inizia con la presentazione da parte del deputato Antonio Borghesi (Idv) di una mozione per salvare il settore del trasporto pubblico locale, rimasto senza un euro di finanziamenti in seguito al taglio dei trasferimenti alle Regioni e agli enti locali che, solo nel 2012, sarà di 4,2 miliardi. Che fare? Borghesi propone di trovare altrove 1,7 miliardi. La mozione da lui proposta impegna il governo «ad assumere iniziative volte a reperire le risorse economiche necessarie anche eventualmente (e qui spunta il fatidico “eventualmente”) ricorrendo: a) al fondo per gli interventi strutturali; b) alla soppressione dei finanziamenti che il governo ha previsto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina».

Sul punto il viceministro viene chiamato a esprimere il parere del governo. E Misiti, forse temendo di non trovarsi dietro la maggioranza, pasticcia: prima dichiara di apprezzare gli intenti della mozione, perché il trasporto pubblico locale è «estremamente importante», poi, forse subodorando l’inghippo, ne tenta una riformulazione. «Stanno bene le parole “eventualmente ricorrendo” — afferma — se aggiungessimo, ad esempio, le parole: “ove giuridicamente possibile” o qualcosa di simile, perché temo che ci venga detto di “no” dal punto di vista giuridico, in quanto si tratta di prendere dei soldi da una società (la “Stretto di Messina”, ndr) che ha preso degli impegni». Ma poi conclude: «Il parere comunque è favorevole. Se si vuole inserire questa frase sarà meglio. Tuttavia, anche se non ci fosse, qualora i presentatori non la accettassero, il parere è favorevole». A questo punto Borghesi si fa più ardito ma anche molto chiaro: «Francamente, mi pare assolutamente inutile l’aggiunta proposta dal viceministro perché siamo stati così responsabili da dare al governo due suggerimenti su dove reperire le risorse economiche necessarie, anche eventualmente (e riecco l’avverbio, ndr) ricorrendo agli strumenti previsti». Il deputato dipietrista va oltre e aggiunge: «È già scritto nel testo della mozione che il governo non ha alcun impegno ad attingere a quei capitoli che abbiamo indicato». Misiti, rassicurato da tali affermazioni, non riformula e mantiene il parere favorevole.

Messa ai voti, la mozione passa con 284 «sì» e 238 astenuti, la maggioranza. L’opposizione esulta: «La Camera e il buon senso hanno bocciato, speriamo definitivamente, il Ponte sullo Stretto» dichiara Matteo Mauri, responsabile Infrastrutture del Pd. E da lì in poi è tutto un giubilo del partito ambientalista «antiPonte». Matteoli, chiamato con urgenza, si affretta a smentire: «Misiti, se è vero quanto è stato riferito, ha espresso un parere a titolo personale, che non corrisponde a quanto pensa il governo né tantomeno il sottoscritto». Anche la Società «Stretto di Messina» fa una nota per dire che la mozione «non pregiudica lo stanziamento dei fondi già previsti». Si precipita anche il governatore siciliano, Raffaele Lombardo: «Il Ponte si farà… per quanto riguarda il viceministro Misiti, al suo brillante esordio, è stato già opportunamente smentito dal ministro Matteoli».

È troppo tardi quando lo stesso Misiti cerca di spiegare l’equivoco: il suo comunicato è una pezza peggio del buco. E tocca vertici parossistici quando conclude: «La posizione del governo è netta e quella personale dell’on. Misiti ancora di più». Risultato? Il governo ora «eventualmente» può bloccare il Ponte. O «eventualmente» il viceministro.

Antonella Baccaro

Corriere della Sera, pagina 12