«Un provvedimento insensato. Pensano di scaricare dalle galere i detenuti sugli uffici della Polizia e dei Carabinieri. Solo chi non ha nessuna conoscenza della reale situazione delle forze dell’ordine può architettare simili soluzioni. Le Questure del Veneto rischieranno il collasso». Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, sulla riformulazione della norma sulla carcerazione preventiva, per chi è in attesa del rito direttissimo. L’arrestato, secondo le anticipazioni, non passerà dal carcere, ma sosterà in cella di sicurezza in Questura o nelle stazioni dei Carabinieri, a seconda di chi l’ha arrestato.
«La Polizia – attacca Pipitone – non ha nemmeno i soldi per la benzina delle volanti. In Questura a Padova non c’è neanche la carta bianca per le fotocopie e adesso, secondo le nuove idee del ministero, si dovrebbero occupare anche degli arrestati, tenendoli in cella di sicurezza fino al processo per direttissima».
«Ci rendiamo conto – prosegue il medico padovano – che un detenuto ha dei diritti ben precisi sanciti dalla Costituzione, e che le celle di sicurezza non possono essere usate, per incanto, come strutture detentive? Quel che è peggio – tuona Pipitone – è che le forze dell’ordine sono allo stremo come personale, mezzi e soldi. In Veneto si rincorrono i casi eclatanti, poliziotti e carabinieri sono a malapena sufficienti per il controllo del territorio e, in alcune zone particolarmente a rischio (penso a interi quartieri di Padova), neppure quello. Adesso gli chiediamo di sostituirsi alle strutture carcerarie, riempiendo le celle di sicurezza di clandestini che andrebbero invece rispediti al paese d’origine entro poche ore? Sarà come nascondere la polvere sotto il tappeto, con l’unico effetto di indebolire ancora le forze dell’ordine e la sicurezza per i cittadini perbene».


Massimo Donadi
Antonio Borghesi
Andrea Zanoni


