«Italia dei Valori chiede alla Giunta Zaia di appoggiare, senza incertezze, la costruzione di una nuova sede per la Casa di Riposo di Adria, destinando a questo scopo il contributo già stanziato di 1.900.000 euro». Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, nella mozione che il gruppo IdV ha appena depositato, firmata dallo stesso Pipitone e dagli altri due consiglieri dipietristi, il capogruppo Gustavo Franchetto e Gennaro Marotta.

Il Centro Servizi Anziani (Csa) di Adria (in provincia di Rovigo) al momento accoglie oltre 200 ospiti e circa 150 addetti. «Tutti stipati in un vecchio edificio nel pieno centro di Adria, che risale al 1800 e non può essere ampliato. La sede del Csa – prosegue Pipitone – è da tempo palesemente inadeguata, non permette condizioni ottimali di accoglienza per gli ospiti e rende difficile e gravoso il lavoro dei dipendenti».

Sono anni, come è ricordato nella mozione, che la pubblica opinione e gli amministratori di Adria dibattono se sia meglio ristrutturare l’edificio esistente o costruire una nuova sede. «Italia dei Valori – attacca Pipitone – non ha nessun dubbio. L’unica scelta ragionevole è quella di costruire una nuova Casa di Riposo, adeguata ai nuovi standard di sicurezza, decoro ed assistenza, per rispondere in modo consono ai bisogni urgenti degli anziani e dei loro familiari».

«Infatti, in caso di ristrutturazione della sede attuale, gli spazi angusti renderanno comunque impossibile, per gli ospiti (dei quali oltre 150 sono non-autosufficienti) avere una qualità di vita dignitosa. Bisogna invece guardare a scelte innovative, come una struttura a blocchi con hospice, Utap e Guardia medica, chiarendo subito – conclude il politico IdV, medico di professione – il destino dell’immobile di vicolo Bambine, acquistato a caro prezzo per l’accreditamento, ma tuttora dal futuro incerto».

Delle prospettive per la Casa di Riposo di Adria se ne parla anche venerdì 26 novembre, alle 18.30, nell’incontro pubblico che il capogruppo IdV alla Camera Massimo Donadi terrà nel Ridotto del Teatro Comunale di Adria, con la partecipazione di Antonino Pipitone.

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Qui di seguito il testo integrale della mozione IdV:

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
NONA LEGISLATURA

MOZIONE  N.

LA REGIONE APPOGGI LA SCELTA DI COSTRUIRE UNA NUOVA SEDE PER LA CASA DI RIPOSO DI ADRIA

presentata il 25 novembre 2010 dai Consiglieri Pipitone, Franchetto, Marotta.

Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:

- il Centro Servizi Anziani (Csa) di Adria (provincia di Rovigo) è la denominazione attuale assegnata alla già Pia Casa di Ricovero della città di Adria, fondata nel 1852 a seguito di un lascito testamentario del 1847 di Laura Renovati;

- è una Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (IPAB), già regolata dalla legge 6972 del 17.7.1890, ora dal D. Lgs 4.5.2001 n. 207. Nel corso degli anni, numerosi interventi di ristrutturazione e ampliamento hanno trasformato l’originale struttura di via S. Andrea. Nel contempo è aumentata e si è diversificata la gamma dei servizi offerti dall’istituto, che ha significativamente mutato la denominazione in Centro Servizi Anziani che, come sta scritto nel sito internet “sta a significare il superamento della logica della Casa di Riposo per aprirsi al territorio ed offrire una pluralità di servizi”;

- il Csa di Adria è retto da un Consiglio di Amministrazione composto da cinque membri, nominati dal Sindaco di Adria. Ha un proprio statuto, che ne disciplina gli aspetti fondamentali e diversi regolamenti interni. In particolare, a norma dell’art. 9, “il Consiglio esercita la funzione di organo politico, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, verificando la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti”. A norma dell’art. 2, il Csa è stato creato con l’obiettivo “di fornire, senza alcun fine di lucro, assistenza e cura a cittadini italiani autosufficienti e non autosufficienti, sia accogliendoli nei propri locali sia fornendo loro, con le proprie strutture, servizi diversi, consoni con la specifica natura delle funzioni prestate, in armonia con le linee generali dell’assistenza pubblica”;

- al momento il Csa ospita 210 persone, ci cui 50 sono autosufficienti e 160 si trovano invece nella condizione di non autosufficieza;

- l’organico prevede 113 dipendenti a tempo indeterminato, di cui 12 infermieri e 65 operatori addetti all’assistenza. I dipendenti a tempo determinato sono circa 40;

- l’ente sviluppa la sua attività in un immobile di proprietà, sito nel pieno centro cittadino di Adria. Tale immobile, a causa della sua storicità rilevante, sebbene soggetto a numerosi interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria, presenta delle criticità riguardanti gli standard qualitativi e di sicurezza tipici di queste strutture pubbliche;

- questa situazione, negli anni scorsi, è stata oggetto di vivace dibattito nella pubblica opinione e nell’ambito politico di Adria, che si è trovato di fronte ad una scelta strategica e dirimente, per la palese inadeguatezza della struttura che non permette condizioni ottimali di accoglienza per gli ospiti e, al tempo stesso, rende difficoltoso e gravoso il lavoro dei dipendenti che devono far funzionare i servizi che il Csa garantisce. La scelta da compiere è tra la ristrutturazione dell’edificio esistente o la costruzione di una nuova sede per il Csa;

- nel 2009, onde poter aumentare lo spazio per gli ospiti in vista dell’accreditamento, viene completato l’acquisto, al prezzo di 170.000 euro, di uno stabile sito in vicolo Bambine, nelle vicinanze dell’attuale Csa. Per tale progetto è stato richiesto un contributo alla Regione Veneto. Su un importo totale dell’intervento di 4.800.000 euro, il contributo regionale assomma a 1.900.000 euro, in conto capitale a rimborso in quote annuali costanti, assegnato il 12 ottobre 2009.

RICORDATO CHE:

- traendo spunto dagli articoli della stampa locale degli ultimi anni, la cronistoria delle valutazioni sul Csa di Adria si potrebbe verosimilmente riassumere nei seguenti passaggi:

- 2006: il consiglio comunale di Adria assegna mandato all’allora presidente del Csa di procedere ad uno studio di fattibilità per la costruzione di una nuova casa di riposo. Viene incaricata la società Sinloc, che redige lo studio;

- 2007: il Consiglio di amministrazione si dimette in blocco. Il sindaco, sentita la sua maggioranza, nomina un C.d.A “tecnico”;

- 2008/2009: il C.d.A. “tecnico” intraprende la strada della ristrutturazione (mai iniziata);

- giugno 2009: prima delle elezioni comunali lo schieramento del centrodestra dichiara di volere la costruzione di una nuova casa di riposo;

- estate 2009: il nuovo sindaco chiede le dimissioni del C.d.A. “tecnico”, con la promessa che il nuovo C.d.A. manterrà la scelta della ristrutturazione;

- estate 2009: viene acquistato il citato stabile di in vicolo Bambine, per cui viene richiesto il contributo regionale di 1.900.000 euro in conto capitale;

- ottobre 2009: viene convocato un Consiglio comunale ad hoc e si delibera per la ristrutturazione;

- ottobre 2010: un consigliere regionale del PdL, parlando di una riunione tenutasi a palazzo Ferro Fini, dichiara alla stampa: “L’assessore Sernagiotto ci ha garantito la sua attenzione al caso e la volontà di realizzare una nuova struttura, con 110 posti letto da fare ex-novo in un’area contigua al centro, nella massima trasparenza ed economicità. (…) Sulla struttura attuale non si può quindi intervenire”;

- ottobre 2010: nelle sue dichiarazioni, l’attuale presidente del Consiglio di Amministrazione del Csa punta tutto sulla ristrutturazione.

EVIDENZIATO CHE:

- anche in caso di ristrutturazione, nella parte di fabbricato in cui gli ospiti vivono per la maggior parte della giornata (al primo e secondo piano) le stanze da letto ed i bagni continueranno ad affacciarsi su stretti corridoi, che impediscono di muoversi al meglio. Gli anziani, quasi tutti non-autosufficienti, quando si rifanno i letti vengono disposti in fila indiana sulle loro carrozzine lungo i corridoi. Gli spazi angusti renderanno ancora praticamente impossibile lo spostarsi nell’edificio, per chi fosse in grado di farlo. Continueranno a non esistere locali accoglienti dove vedere la televisione, scambiare quattro chiacchiere, fare una partita a carte. Insomma, avere una qualità di vita dignitosa;

- molti, tra i locali addetti ai lavori, hanno da sempre sostenuto la necessità di costruire una nuova Casa di Riposo, adeguata ai nuovi standard di sicurezza, di decoro ed assistenziali, per rispondere in modo consono ai bisogni urgenti delle persone anziani e dei loro familiari,

- un lungimirante progetto di qualche anno addietro, che prevedeva uno schema per blocchi con accanto al Csa per auto e non autosufficienti un hospice con 10 posti letto per malati terminali, un ospedale di comunità con 10 posti letto, l’Unità Territoriale di Assistenza Primaria (UTAP) con ambulatori di Medicina Generale e specialistica e la Guardia Medica, operativo ed aperto al pubblico 24 ore al giorno, è stato colpevolmente abbandonato.

CONSTATATO CHE:

- alcuni quesiti, ancora da dipanare, paiono indubbiamente legittimi. Tra questi:

- il contributo regionale per il progetto di ristrutturazione, per un totale di 1.900.00 euro (somma che dovrà poi essere restituita) appare cifra inadeguata per affrontare anche il solo problema della messa a norma in sicurezza dello stabile attuale;

- per rendere possibile tale ristrutturazione, appare insufficiente la struttura immobiliare già individuata ed acquistata per accogliere temporaneamente gli ospiti del Csa;

impegna la Giunta regionale

ad appoggiare, con un atto di indirizzo incontrovertibile, la costruzione di una nuova sede per il Csa di Adria, destinando a tale scopo il previsto contributo regionale di 1.900.000 euro quale prima parte del costo complessivo della struttura.

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