Nel dibattito per la modifica dell’art. 30 della legge regionale sul Parco del Delta del Po, che permetterebbe la riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, oggi in aula a palazzo Ferro Fini è intervenuto Antonino Pipitone, dell’Italia dei Valori, che ha ribadito la richiesta prioritaria del suo gruppo: che la centrale di Porto Tolle sia alimentata “in modo pulito”, con il metano e non con il carbon fossile.
“La conversione a carbone – ha spiegato Pipitone – disattende le promesse fatte alla popolazione locale da coloro che decisero il rigassificatore al largo della coste polesane, costruito (si disse allora) per alimentare la centrale al posto dell’olio combustibile ‘pesante’”. Pipitone ha inoltre contestato le prospettive occupazionali offerte dalla centrale convertita a carbone: “A fronte dei prospettati 700 posti di lavoro, garantiti da Enel, che valgono una ricchezza complessiva stimabile al massimo in 2 milioni di euro, ci sono almeno 5 mila occupati nel turismo, nella pesca e nel settore primario, con un milione e mezzo di presenze turistiche per un giro economico annuo di oltre 100 milioni di euro”.
“Abbiamo presentato tutti emendamenti di merito, su problemi specifici – aggiunge il capogruppo IdV Gustavo Franchetto – ma quel che è mancato da parte della Giunta è la risposta ai nostri quesiti e alle nostre osservazioni. Noi siamo contrari, perché tutte le perplessità che abbiamo manifestato in questi giorni ce le porteremo dentro anche dopo la prevedibile approvazione di questo provvedimento”.


Massimo Donadi
Antonio Borghesi
Andrea Zanoni


