«Giustizia alla rovescia: sei un magistrato e lavori troppo? Allora ti punisco». Così i consiglieri regionali di Italia dei Valori Antonino Pipitone e Gennaro Marotta sulla vicenda della centrale Enel di Polesine Camerini, con il ministro della Giustizia Alfano che ha promosso un’azione disciplinare contro il capo della Procura di Rovigo, Dario Curtarello, e il pubblico ministero Manuela Fasolato, che ha istruito i processi e le inchieste sui presunti reati ambientali inerenti la centrale e la sua riconversione a carbone: «Sembra una pazzia, ma è vero. Si mettono sotto accusa magistrati che fanno il loro dovere e vengono puniti dal ministro Alfano perché lavorano di più. Non dovrebbero avere un encomio, invece?».
«Anche se – dicono i due dipietristi – la Fasolato era membro di una commissione ed ha continuato a seguire la pista delle emissioni inquinanti a Polesine Camerini, perché sottoporla ad azione disciplinare? Meglio che il ministro intervenga sulle procure che non lavorano, non funzionano e dove certi incartamenti, chissà perché, dormono nei cassetti per anni. IdV non ha dubbi: stiamo dalla parte dei magistrati che lavorano seriamente».
«Se saliamo i gradini mediatici sulla vicenda – concludono Pipitone e Marotta – troviamo da una parte il ministro Alfano, berlusconiano doc, dall’altra l’esponente democratico Luciano Violante, che criticò le azioni della procura. Mai ci saremmo aspettati un interesse bipartisan Pd-Pdl sul troppo lavoro dei magistrati rodigini e sulla loro intenzione di impedire il commettersi di reati ambientali».


Massimo Donadi
Antonio Borghesi
Andrea Zanoni


