Da sinistra: Marotta e Pipitone

«Furlanetto tenta di entrare nel Guinness dei primati. E’ l’unica spiegazione logica per il suo progetto di legge, che vuole un comune, Venezia, diviso tra due Ulss. Caso unico in Italia e presumibilmente al mondo, compresa l’amata Tanzania degli investimenti leghisti». Così Gennaro Marotta e Antonino Pipitone, consiglieri regionali di Italia dei Valori, sulla proposta di legge (illustrata oggi dal leghista Giovanni Furlanetto in commissione Sanità) che vuole rivedere confini e organizzazione delle tre Ulss veneziane, la 12, la 14 e la 10. Il testo prevede che gli abitanti di Venezia e delle isole lagunari siano assistiti dall’Ulss 14 di Chioggia, mentre quelli di Cavallino Treporti dall’Ulss 10 di San Donà.

«Il progetto vede Furlanetto come primo firmatario, ma è sottoscritto da quasi tutti i leghisti in Regione. Unici a tenersi fuori da questo quadro immaginifico – chiosa Pipitone – sono stati Finozzi, Manzato, Toscani e il presidente Zaia che, sentendo puzza di bruciato, si è ben guardato dal firmarlo».

«Il pdl – spiega Marotta – è breve ma deleterio, nella sua fantastica ipotesi. Tre articoli, tre perle. Furlanetto vuole inserire il centro storico di Venezia e le isole nell’Ulss 14, quella di Chioggia. Mestre, secondo il leghista, resterebbe invece agganciata all’Ulss 12, mentre Cavallino Treporti verrebbe accluso all’Ulss 10 di San Donà».

«Non sappiamo – concludono i due dipietristi – se la logica di Furlanetto fosse quella del “divide et impera” o più semplicemente quella di creare casino, come se nella sanità lagunare adesso ce ne fosse poco. Sappiamo però che non è vero quel che afferma, ovvero che per Venezia ci sarebbe il 25% di risorse in più. A chi verrebbe tolto questo 25%, agli hospice di Mestre? Con questo spezzatino mal tagliato avremmo solo danni, confusione e diatribe infinite sull’utilizzo di mezzi e risorse sempre più limitati. E per Venezia città ed i veneziani il futuro della sanità, a braccetto con Chioggia, sarebbe ancor più difficile e complicato».