soldi-euro«Vedere Zaia e i suoi assessori scaricare la colpa su Galan è patetico e infantile. Ma l’attuale presidente e il suo partito non hanno sempre controfirmato i bilanci galaniani? E negli ultimi anni non sono sempre stati leghisti gli assessori che hanno governato la sanità veneta?». Pone domande stringenti Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, a proposito dei «Errori lasciatici in eredità che peseranno in maniera significativa sulla salute futura dei veneti. Un debito – afferma il dipietrista – di 1,3 miliardi di euro spalmato nei prossimi vent’anni, a colpi di 60 milioni di euro l’anno, per una gestione scorretta e incongruente dei conti della sanità».

«Quest’anno – prosegue Pipitone – ci costa… solo 40 milioni! Li chiamano “ammortamenti non sterilizzati” e sembra quasi che non facciano male. Invece sono guai grossi, creati dalle amministrazioni PdL-Lega, indaffarate a nascondere le magagne sotto il tappeto».

«Il risultato di questo scaricabarile – chiosa il politico padovano – è sotto gli occhi di tutti. Si tagliano servizi sanitari per gli ammalati veneti, si aumentano i ticket alle famiglie, aumentano i farmaci a pagamento e la compartecipazione, i fornitori vengono pagati dalle Ulss con tempi biblici, con danni anche all’indotto economico».

«Questi 40 milioni di euro – conclude Pipitone – accantonati per pagare la prima rata delle magagne-Galan, potevano essere usati per non far pagare ai veneti il ticket aggiuntivo di 10 euro per le analisi e le prestazioni specialistiche e diagnostiche. Ricordatevelo, al prossimo esame del sangue».

Ecco l’articolo che ha portato alla ribalta la faccenda, apparso sui quotidiani del gruppo Finegil sabato 5 novembre a firma Renzo Mazzaro:

Tassa di 10 euro a testa per «errori» in sanità

La giunta Zaia costretta a pagare una cambiale di 40,5 milioni di euro per spese fuori controllo effettuate da Galan. L’anno prossimo saranno 60

di Renzo Mazzaro

VENEZIA Un miliardo e 300 milioni di euro sono stati spesi illegittimamente nel corso degli anni dalla sanità veneta, attingendo alla spesa corrente per finanziare investimenti. Operazione vietata. Già denunciata nel libro bianco presentato in primavera dalla giunta Zaia. Non è un vero buco, perché i creditori sono stati pagati. Ma la cassa piange lo stesso. Tecnicamente si chiamano «ammortamenti non sterilizzati»: bisogna riequilibrare la spesa corrente rispetto agli investimenti, rimpiazzando il gruzzolo, sia pure a rate. Chiamalo gruzzolo, tu: per il 2011 la rata da pagare è 40,5 milioni di euro, l’anno prossimo balzerà a 60 milioni e poi si stabilizzerà a quota 40 milioni per gli anni successivi. Potremmo indorarci la pillola pensando che sono 10 euro a testa per ogni veneto, escludendo i ragazzini fino a 6 anni ma includendo tutti gli altri, compresi i moribondi. Solo che 10 euro qua e 10 di là, non si finisce mai di sborsare. Potremmo anche domandarci chi ha fatto l’errore. «Bisognerebbe chiedere i danni a Giancarlo Ruscitti e a Franco Toniolo, segretari regionali alla sanità del periodo Galan – dice senza peli sulla lingua il leghista Roberto Ciambetti, assessore al bilancio – solo che non è possibile». Ma non spiega perché. E non dice neanche per quale non bisognerebbe estendere la chiamata in causa a Giancarlo Galan: non verranno a dirci che contava meno di Riuscitti e di Toniolo. Questo obolo di 10 euro a testa per ogni veneto è solo il primo che ci viene notificato dalla giunta Zaia con l’assestamento di bilancio presentato ieri da Ciambetti ai suoi colleghi consiglieri regionali. La manovra compensativa è in totale di 130 milioni di euro. Fanno già 30 euro a testa. L’anno scorso la manovra si era fermata a 48 milioni di euro. L’anno prima a 30 milioni. Stiamo crescendo a ritmi esponenziali. Ma per quale dannato motivo bisogna assestare il bilancio, dopo aver sudato sette camicie all’inizio dell’anno per prevedere al centesimo dove e come spendere i soldi e soprattutto da dove tirarli fuori? In fin dei conti l’eredità Galan, i 40,5 milioni non sterilizzati di cui sopra, corrispondenti ad una tassa di 10 euro a testa, doveva essere già nota. A meno che il ragioniere non sonnecchiasse. Gli altri 20 da dove vengono? L’elenco c’è. Il governo ha tirato un pacco da 30 milioni (mancati trasferimenti per il trasporto locale) e la Regione deve rimpinguare, a meno che non vogliamo mandare centinaia di migliaia di pendolari a lavorare in bicicletta. E fanno 70 milioni. Il resto sono piccole cifre, si fa per dire, sempre milioni, di spese dettate da necessità impreviste: l’alluvione, le foreste, le aziende in crisi, la formazione, ecc. La settimana prossima la discussione e il voto.