«Prima che venisse discussa la nostra mozione in Consiglio regionale, ci ha pensato il nostro Antonio Borghesi ad accendere il semaforo rosso al ponte sullo Stretto. Adesso, come chiedevamo, un miliardo e 700 milioni di euro risparmiati possono venire dirottati per ridare ossigeno al Trasporto pubblico locale». Così Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, sul voto di ieri alla Camera. È stata approvata una mozione presentata dal deputato veronese che impegna il Governo a trovare 1,7 miliardi per il Tpl ricorrendo eventualmente alla soppressione dei finanziamenti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Borghesi, chiusa la votazione, lo ha detto subito: «La mozione di Italia dei Valori parla chiaro ed il governo l’ha accolta. Il Ponte sullo Stretto è un’opera inutile. Destinare i fondi di tale mostruosità al trasporto pubblico locale non è solo giusto ma sacrosanto».
Marotta lo ribadisce oggi, citando il documento veneto, firmato assieme a Franchetto e Pipitone e depositato a palazzo Ferro Fini il 7 ottobre scorso: «Per sistemare le cose le risorse ci sono. Si potrebbe iniziare bloccando il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Una faraonica macchina mangia-soldi cui l’UE e il commissario europeo ai Trasporti Siim Kallas hanno già chiuso i rubinetti, considerandola (luglio 2011) non più prioritaria nella ridefinizione dei grandi Corridoi europei».
«Sarebbe auspicabile ed equo – scrivevano Franchetto, Marotta e Pipitone – eliminare questo spreco (costo complessivo: almeno 6,5 miliardi di euro) e destinare i fondi risparmiati al Trasporto pubblico locale».
«Adesso si può – chiosa Marotta – ed auspico che Zaia intervenga al più presto presso il governo, per fare in modo che il Veneto abbia di ritorno quei 200 milioni di euro che mancavano dal bilancio dopo i tagli della Finanziaria. Facendo leva sul voto di ieri eviteremo lo schiudersi di un orizzonte nero per pendolari, studenti ed anziani. I cittadini che, ogni santo giorno, viaggiano compressi su treni e autobus ridotti all’osso da una politica scellerata».


Massimo Donadi
Antonio Borghesi
Andrea Zanoni


